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.:: La politica di sviluppo dell’UE ::. | |
Commercio e aiuti
Quasi metà dei soldi spesi per aiutare i paesi poveri proviene dall'Unione Europea e dai suoi Stati membri; l’UE è quindi il maggiore donatore a livello mondiale. La politica di sviluppo, tuttavia, non consiste soltanto nella fornitura di acqua potabile e di strade asfaltate, per quanto importanti esse siano. L'Unione Europea utilizza anche il commercio come strumento di sviluppo, aprendo i suoi mercati alle esportazioni dai paesi poveri e incoraggiando questi ultimi ad aumentare gli scambi tra di loro.
Commercio e aiuti sono i due pilastri della politica di sviluppo dell'UE e si fondono nel momento in cui l'Unione Europea si assume le sue responsabilità per aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere la povertà e ad integrarsi nell'economia mondiale globalizzata.
L'UE riconosce da tempo che il commercio può stimolare la crescita economica e la capacità produttiva dei paesi poveri. Nel 1971 l'Unione Europea ha iniziato, nell'ambito del regime di preferenze generalizzate, a ridurre od abolire le tariffe ed a eliminare i contingenti sulla maggior parte delle sue importazioni dai paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda i 49 paesi meno progrediti, l’UE sta abolendo le tariffe su tutte le loro esportazioni - con l'unica eccezione delle armi - a titolo di un programma avviato nel 2001.
Le relazioni commerciali privilegiate tra l'Unione Europea e i suoi 78 partner del gruppo dei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) sono considerate un modello di apertura dei mercati dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri. Tuttavia, nonostante le relazioni privilegiate, la quota detenuta sui mercati UE dai paesi ACP ha continuato a diminuire ed essi sono stati progressivamente emarginati dal commercio mondiale.
Per questo motivo la strategia di sviluppo dell'Unione Europea si concentra anche sull'assistenza finanziaria e tecnica al fine di migliorare le infrastrutture sociali e materiali di base e il potenziale produttivo dei paesi poveri nonché rafforzarne le capacità amministrative e istituzionali. Questo tipo di sostegno può inoltre aiutarli a beneficiare delle opportunità offerte dal commercio internazionale e ad assicurarsi maggiori investimenti interni al fine di ampliare la loro base economica. Si tratta di presupposti fondamentali ai fini dell'integrazione nell'economia globale e della realizzazione della crescita sostenibile.
Un nuovo equilibrio
Per la nuova generazione di accordi di partenariato in corso di negoziazione con i paesi ACP e che dovrebbero essere pronti entro il 2008, l'Unione Europea sta cercando una nuova combinazione di misure commerciali e di aiuti, al fine di aiutare questi paesi nel processo di integrazione con gli altri Stati della regione come primo passo verso l'integrazione globale, nonché di aiutarli a rafforzare la capacità istituzionale e ad applicare i principi del buon governo. Contemporaneamente l'UE continuerà il processo di apertura dei suoi mercati e di abolizione degli ostacoli alle esportazioni dai paesi ACP.
A livello globale, l'Unione Europea sostiene con determinazione la decisione presa nell'ambito dei negoziati commerciali mondiali - l'Agenda di sviluppo di Doha - di potenziare la capacità amministrativa e di gestione dei paesi poveri aiutandoli così a beneficiare delle opportunità commerciali scaturite dai negoziati.
Maggiori fondi
L'Unione Europea e i suoi Stati membri spendono in aiuti pubblici ai paesi in via di sviluppo più di 30 miliardi di euro l'anno, di cui circa 6 miliardi erogati tramite l'UE. L’UE si è impegnata ad innalzare l'importo annuale da 30 a 39 miliardi di euro entro il 2006. Benché gli Stati membri, analogamente ad altri paesi industrializzati, abbiano accettato di destinare ogni anno ad aiuti lo 0,7% del PNL, soltanto la Danimarca, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svezia hanno raggiunto quest'obiettivo. Gli altri si sono impegnati a recuperare il ritardo. La media per l'UE nel suo insieme è pari allo 0,34%, superiore al valore per gli Stati Uniti o il Giappone.
Gli aiuti dell'UE vengono erogati prevalentemente sotto forma di sovvenzioni non rimborsabili. La Banca europea per gli investimenti (BEI) - l'organismo di finanziamento a lungo termine dell'UE - fornisce un importo limitato sotto forma di prestiti a tasso agevolato e di capitale di investimento. Nel 2003 la BEI ha concesso a paesi in via di sviluppo extraeuropei prestiti per un importo di 3,6 miliardi di euro.
Nel corso degli anni l'UE ha finanziato migliaia di progetti di sviluppo in tutto il terzo mondo. Spesso importi relativamente modesti danno grossi risultati. Tra i successi recenti si possono citare un progetto concernente la fornitura di attrezzature e formazione ai tessitori di seta in Cambogia, il finanziamento di piccole imprese in Perù per aiutarle ad aumentare le esportazioni, contributi agli agricoltori della Namibia per costituire un gruppo d'interesse che li tuteli, una sovvenzione ad un'iniziativa imprenditoriale in Senegal volta a migliorare la qualità dei prodotti manifatturieri locali, assistenza tecnica all'Egitto per l'eradicazione di un parassita che rischiava di compromettere le esportazioni di patate verso l'UE, essenziali per il paese, ecc...
Decidere il proprio futuro
Il fine ultimo della politica dell'Unione Europea consiste nel dare alle popolazioni svantaggiate del terzo mondo la possibilità di avere il controllo del proprio sviluppo. Ciò implica combattere le cause della loro vulnerabilità, tra cui la scarsa disponibilità di cibo e di acqua potabile, o il difficile accesso all'istruzione, alla sanità, all'occupazione, alla terra, ai servizi sociali, alle infrastrutture e a un ambiente sano. Implica inoltre l'eradicazione delle malattie e la disponibilità di medicine economiche per combattere flagelli quali l'HIV/Aids, nonché provvedimenti intesi a ridurre l'onere del debito che impedisce di destinare le scarse risorse disponibili a investimenti pubblici essenziali dirottandole verso i ricchi creditori dei paesi industrializzati.
Nell’ambito di questo processo, la Commissione europea ha proposto di accantonare un miliardo di euro per migliorare l’accesso a riserve sicure di acqua potabile e a servizi sanitari fondamentali per le popolazioni dei paesi ACP. La proposta si iscrive in una campagna internazionale che si prefigge il dimezzamento, entro il 2015, del numero di persone prive di accesso a tali servizi.
L'UE sostiene inoltre l’autonomia e strategie per combattere la povertà che consentono ai paesi in via di sviluppo di consolidare il processo democratico, ampliare i programmi sociali, rafforzare il quadro istituzionale, aumentare la capacità dei settori pubblico e privato e rafforzare il rispetto dei diritti umani, compresa l'uguaglianza tra uomini e donne. Tutti gli accordi commerciali o di cooperazione conclusi dall'UE con i paesi terzi comprendono ora sistematicamente una clausola sui diritti umani. L'inadempienza comporta penalizzazioni automatiche sotto forma di mancato accesso al mercato oppure congelamento/annullamento dei progetti di aiuto.
Interventi più mirati
Per rispondere alle preoccupazioni circa l’efficacia dei programmi di assistenza in generale, la Commissione europea ha presentato nell’estate 2000 un importante riorientamento della sua politica di sviluppo, inteso a portare l’organizzazione, le procedure e i metodi interni al livello delle migliori prassi internazionali e a dare una nuova visione dei suoi obiettivi fondamentali.
La nuova strategia tenta soprattutto di integrare i paesi in via di sviluppo nel sistema economico internazionale, incoraggiare i loro sforzi di integrazione regionale, utilizzare la notevole esperienza e i cospicui mezzi finanziari dell’UE per fornire una “massa critica”, come nel settore dei trasporti, e riferirsi maggiormente all’operato degli altri donatori.
Concentrandosi su una serie di compiti fondamentali, la Commissione europea ha proposto di limitare l’intervento dell’UE ai settori in cui può offrire un vantaggio comparato e un valore aggiunto. Gli aiuti dell’Unione Europea in quanto organizzazione sono erogati nell'ambito di uno stretto coordinamento con le donazioni degli Stati membri e degli altri donatori internazionali e vengono destinati in misura crescente ai settori nei quali l'UE offre lo strumento più efficiente di erogazione al costo minore. Sono stati individuati sei settori principali d'intervento UE:
nesso tra commercio e sviluppo;
cooperazione e integrazione regionale;
sostegno a politiche macroeconomiche sane;
trasporti affidabili e sostenibili;
sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile;
rafforzamento della capacità istituzionale (in particolare buon governo e stato di diritto).
La nuova strategia, che pone l’accento sull’iniziativa personale, lo sviluppo delle competenze, la responsabilizzazione e la sostenibilità, si fonda su chiari orientamenti politici:
- i paesi in via di sviluppo devono assumersi direttamente la responsabilità del processo, prevedendo la massima partecipazione dei rappresentanti della società civile;
- l’esigenza di un maggiore coordinamento e di una migliore suddivisione dei compiti tra i programmi di sviluppo dell’UE e quelli degli altri donatori, specie gli Stati membri dell’UE;
- vanno evitate le contraddizioni tra la politica di sviluppo e le altre sfere di attività dell’UE (commercio, agricoltura e pesca) che esercitano un impatto sui paesi in via di sviluppo;
- occorre snellire le procedure amministrative per accelerare l’attuazione dei programmi e migliorarne l’efficienza.
Fonte: Commissione europea, L’Unione europea nel mondo, (Serie “L’Europa in movimento”), dicembre 2000, Bruxelles; sito web Europa.
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