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.:: I personaggi che hanno dato lustro all’Europa ::.

Padri fondatori dell’Europa
Personaggi che danno il nome ai programmi europei





Konrad ADENAUER (1876 - 1967)

Konrad Herman Josef Adenauer fu un politico e statista tedesco e uno dei padri fondatori dell'Unione Europea. Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca dal 1949 al 1963 e leader dell'Unione Cristiano-Democratica (CDU) dal 1950 al 1966, la sua carriera politica si è dipanata per circa 60 anni.

Konrad Adenauer nacque a Colonia il 5 gennaio 1876 da una famiglia cattolica. Fin da giovane entrò nella politica tedesca da protagonista e divenne uno dei massimi dirigenti del Partito cattolico di Centro (Zentrum), fino a ricoprire, dal 1917, la prestigiosa carica di borgomastro della sua città natale. L'ascesa del nazismo nel 1933 portò alla sconfitta elettorale del Zentrum a Colonia e Adenauer - oppositore dichiarato del nazismo - si rifugiò presso l'abbazia di Maria Laach. Dopo la "notte dei lunghi coltelli" fu per breve tempo imprigionato, e negli anni successivi si spostò da una località all'altra, riuscendo poi nel 1937 a riottenere la sua casa che era stata confiscata. Visse nell'ombra per gli anni successivi, ma dopo il fallito attentato ad Hitler nel 1944 venne di nuovo imprigionato. Non convinto del successo dell'operazione, Adenauer non aveva partecipato al complotto benché alcuni suoi organizzatori gli avessero chiesto di aderirvi. Fu così liberato alcune settimane dopo.

Con la conclusione della guerra, gli americani lo reinsediarono alla carica di sindaco di Colonia, ma l'amministrazione britannica lo licenziò poco più tardi per "incompetenza". Dal 1945 al 1949 fu uno dei massimi artefici della unificazione dei vari gruppi conservatori e cristiano-democratici nati nella Germania occidentale: nacque così l’Unione Cristiano-democratica (Cdu) il maggior partito tedesco di centrodestra, di cui, fin dal 1949, Konrad Adenauer fu presidente e leader indiscusso. Nel 1948 fu presidente del Consiglio parlamentare e, dopo le elezioni del 1949 che videro il suo partito vincitore, Adenauer venne nominato primo Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca.

Adenauer, detto anche "il cancelliere di ferro", portò avanti una politica europeista, anticomunista e legata al mondo atlantico, agli Stati Uniti d'America ed al resto dell'occidente. Con altri esponenti politici europei, tra i quali Alcide De Gasperi e Robert Schuman, lo si può considerare il padre fondatore dell’unità europea: da l'avvio al processo di realizzazione di progetti di cooperazione europea, tra cui le fondamentali CECA , CED e CEE. Dal 1951 al 1957 fu anche Ministro degli Esteri e riuscì a riportare la Germania occidentale nel novero delle democrazie occidentali e delle nazioni rispettabili. Dopo l’amplia vittoria nel 1957 dà il via alla ricostruzione e allo sviluppo dell'economia tedesca che, grazie alla cosiddetta "economia sociale di mercato", in pochi anni fa tornare la Germania ad essere una potenza economica mondiale.

La politica di Adenauer fu però esposta anche a non poche critiche. In particolare, è stato detto che la sua aspirazione a una rapida ripresa economica e alla stabilità interna fu realizzata senza tenere conto della necessità di una riunificazione delle due Germanie. Nel corso della Guerra fredda, Adenauer difese il diritto della Germania ovest al riarmo. Quando nel 1952 il dittatore sovietico Stalin propose la riunificazione delle Germanie in un unico stato neutrale e smilitarizzato, Adenauer - appoggiato in questo dagli Alleati - rifiutò la proposta. I critici di Adenauer hanno accusato non solo il suo egoismo nazionalista, ma anche la sua linea politica conservatrice, evidente nel fatto che vari uomini coinvolti nel regime nazista servirono nel suo governo. Le proteste del movimento studentesco degli anni '60 furono essenzialmente rivolte proprio contro il conservatorismo di Adenauer.

La necessità di costituire una nuova coalizione di governo con i liberali fa sì che nel 1963, dopo 14 anni di ininterrotto governo, Konrad Adenauer sia costretto a dimettersi, pur continuando a rimanere Presidente della Cdu fino al 1966. Muore alla veneranda età di 91 anni il 19 aprile 1967.

Gli elementi positivi della politica di Adenauer prevalgono oggi nell'opinione comune. I tedeschi in un sondaggio del 2003 lo hanno votato come "il più grande tedesco di tutti i tempi", e in tutta Europa gli è stato riconosciuto il ruolo di primo piano nel processo di integrazione europea, come uno dei "padri fondatori" dell'Unione Europea.


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Aristide BRIAND (1862 - 1932)

Nato a Nantes, un porto della Francia occidentale, dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, divenne un brillante avvocato apprezzato per l'eloquenza e la competenza. Briand si iscrisse al partito socialista francese e scrisse per molti giornali di sinistra, come ad esempio per il quotidiano anarchico "Le Peuple". Dopo vari tentativi divenne deputato socialista nel 1902 e fu segretario del Partito Socialista Francese dal 1901 al 1904. Nel 1904 fondò, insieme a Jean Jaurès, il giornale "l'Humanité", tutt'oggi esistente.

Entrato in Parlamento, si batté per l’eliminazione dell’ora di religione e per la separazione fra Stato e Chiesa. Nel 1905 egli difese e riuscì a fare approvare tali provvedimenti quale relatore della competente commissione parlamentare contro la forte resistenza delle destre e della Chiesa cattolica. Brian si spende anche ripetutamente per un’alleanza fra socialisti e il radicalsocialisti di estrazione borghese. Nel 1906 accetta l’offerta del radicalsocialista Ferdinand Sarrien è diventa ministro dell’istruzione. A causa di questa sua scelta è espulso dal partito socialista, fonda allora un proprio partito i Socialisti Repubblicani”, i quali perseguono una linea non dogmatica e non marxista. Rimase Ministro dell’educazione fino al 1909 e diede quindi applicazione alla nuova legislazione conseguente alla Separazione fra Stato e Chiesa. Grazie alla propria abilità diplomatica riesce a trovare un compromesso con il Vaticano.

Durante la I guerra mondiale si dimostrò un efficace Presidente del Consiglio in particolare in occasione della battaglia di Verdun, per la propria capacità a fare fronte anche alle situazioni più difficili. Ma è in particolare nel dopoguerra che egli diviene, insieme al rivale Raymond Poincaré, una delle figure chiave della Terza Repubblica. I suoi incarichi di governo, in qualità di Ministro degli Esteri e di Presidente del Consiglio, durarono complessivamente sedici anni e cinque mesi. A più riprese è in effetti presidente del Consiglio. Ma è soprattutto grazie al ruolo svolto quale Ministro degli Esteri, che egli deve la sua fama. Dopo il primo conflitto mondiale Brian è, infatti, fra i sostenitori della Società delle Nazioni e di un sistema che garantisca la pace. Nel 1922 si dimette in quanto in contrasto con le dure condizioni di pace che il Trattato di Versailles impone alla Germania, nel 1925 è l’architetto del Trattato di Locarno e nel 1928 del Patto Briand-Kellog, che promosse insieme al segretario di stato americano Frank Kellogg. Tale convenzione internazionale avrebbe dovuto bandire la guerra quale mezzo di risoluzione delle vertenze internazionali.

Per questa sua attività riceve nel 1926 insieme al ministro degli esteri tedesco Gustav Stresemann il Nobel per la Pace. Briand può essere considerato un precursore del progetto dell'integrazione europea, infatti il 7 settembre 1929 pronuncia un discorso innanzi all’assemblea della Società delle Nazioni, in cui prefigura un’unificazione europea. L’assemblea gli dà mandato per presentare un memorandum per l’organizzazione di Unione Federale Europea che non vedrà tuttavia mai la luce. Esercitò per molti anni la presidenza onoraria dell'Unione Pan-Europea. Negli anni '30 l'avvento del nazismo farà crollare i sogni di un'Europa riunificata, ma fino all'ultimo Briand manterrà le proprie posizioni pacifiste. Briand muore a Parigi il 7 marzo 1932. I suoi funerali vennero celebrati a Parigi al suono del grido “la pace!”.


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Johann Amos COMENIUS (1592 - 1670)

COMENIUS è la prima di otto azioni del programma comunitario SOCRATES per l'istruzione. Gli obiettivi generali di COMENIUS consistono nel migliorare la qualità e rafforzare la dimensione europea dell’istruzione scolastica, in particolare favorendo la cooperazione transnazionale fra gli istituti scolastici, sostenendo un migliore sviluppo professionale del personale direttamente coinvolto nel settore dell’istruzione e promuovendo l’apprendimento delle lingue e la sensibilizzazione interculturale. La scelta del nome "COMENIUS" per questa parte del programma SOCRATES è un modo per ricordare il ricco passato europeo in materia d'istruzione.

Un secolo prima dell'illuminismo, Comenius, teologo, filosofo e pedagogo nato in quello che oggi è la Repubblica Ceca, credeva che soltanto attraverso l'istruzione l'uomo potesse espletare appieno il proprio potenziale e condurre una vita armoniosa. Comenius fu uno dei padri fondatori dell'istruzione moderna, ma essendo vissuto nel periodo della Guerra dei 30 anni (1618 - 1648), Comenius era anche un cosmopolita e uno spirito universale, che si è battuto senza tregua per i diritti umani, la pace fra le nazioni, la pace sociale e l'unità del genere umano.

Jan Amos Komenski (latinizzato in Comenius; in italiano Comenio) nasce a Nivnice in Moravia, nel 1592 da una famiglia appartenente all’Unione dei Fratelli Boemi, (una piccola chiesa, staccatasi da Roma nel 1467, organizzata sulla base di una rigida disciplina sui fondamenti del Cristianesimo originario e, quindi, sul diretto rapporto con le Sacre Scritture). Comenius, dopo aver frequentato la scuola elementare dei Fratelli, orfano, continua gli studi con l’aiuto dell’Unione e, quindi, nel 1612 può iscriversi all’Università di Herborn e, successivamente, di Heidelberg. Negli anni universitari egli legge alcuni dei più noti pensatori rinascimentali che lo accostano al naturalismo; conosce gli scritti di Ratke (1571-1635) portatore di numerose idee pedagogiche innovative, quali la gradualità e la obbligatorietà dell’istruzione popolare, il primato della lingua materna nell’educazione, la teorizzazione di un nuovo metodo costruito per analogia sull’ordine della natura, la gradualità del processo di apprendimento. Motivi che Comenius accoglie con grande entusiasmo e sui quali inizia a meditare in funzione di una loro coordinazione sistematica.

I suoi studi didattici hanno inizio nel 1627, anche se nel 1612, anno in cui divenne uno dei capi della comunità, egli elabora il "Thesaurus Linguae Bohemicae" (Tesoro della lingua boema) in cui descrive un lessico completissimo, una grammatica accurata, quindi un’opera in cui ogni cosa è armonicamente in corrispondenza della lingua latina; in seguito, nel “Theatrum universitatis rerum” egli tenta un primo esempio di una progettazione culturale di carattere nazionale e popolare che supera in maniera decisiva la tradizione elitaria della cultura in modo tale che le persone possano avere a casa tutte le informazioni necessarie: questo è il primo strumento per rendere possibile una scuola di tutti e per tutti (disegno enciclopedico). Fra il 1620 e il 1627, con la vittoria degli Asburgo nella guerra dei trent’anni e la repressione della Boemia, Comenius si rifugia in se stesso e in Dio, delineando così un periodo di pessimismo storico ricco di meditazioni interiori, quasi una pausa, per un ritrovato impegno politico e religioso.

Nel 1628, dopo l’atto di Restaurazione (1627) che prevedeva sei mesi di tempo per lasciare il paese per coloro che non intendevano sottomettersi, Comenio prende la via dell’esilio raggiungendo Leszno dove riprende gli studi didattici e mette mano alla “Didactica Ceca”, in cui pensa “il momento del ritorno e della ricostruzione della patria” e nello stesso tempo, allarga i propri interessi culturali definendo l’ideale pansofico, che va ben oltre l’interesse enciclopedico delle origini perchè ora, pur rimanendo legato alla patria, eleva le proprie riflessioni oltre i limiti delle nazioni e delle singole fedi, secondo una prospettiva culturale universale basata sulla tolleranza, la pace, nonchè sul rinnovamento spirituale e politico di tutti gli uomini, ponendosi così non più come educatore della patria boema, ma come educatore dell’Europa. Con questo spirito nel 1632 inizia la traduzione in latino della "Didactica Ceca" con l’aggiunta di 6 capitoli, per renderne possibile la lettura e la riflessione a tutte le nazioni. È la nascita della “Didactica Magna”.

Nel 1648, con la caduta di ogni speranza di ricostruzione della nazione boema, inizia per Comenius un periodo di intenso peregrinare per l’Europa. In seguito al suo interesse per i progetti pansofici appresi a Londra ed essersi occupato di problemi didattici in Prussia, dopo un breve soggiorno a Leszno, si trasferisce in Ungheria, dove scrive tra il 1650 e il 1654 l’”Orbis ictus” e la “Schola ludus”, opere di grande interesse perché introducono una didattica completamente nuova, direttamente applicata all’insegnamento e fondata sulla relazione tra parole e rappresentazione delle cose, secondo i criteri dell’istruzione, della gradualità, dell’aderenza all’esperienza e all’interesse. Nel 1656 inizia il periodo di Amsterdam, durante il quale pubblica i suoi scritti didattici in due volumi (Opera Didactica Omnia) e lavora intensamente al suo capolavoro, la “Consultatio Chatolica”, un’ opera destinata a raccordare e a ridurre a sintesi tutto il pensiero di Comenius e per questo sottoposta a infiniti rifacimenti da parte del suo autore, ma rimasta incompleta e definita da Piaget “una grande opera mal riuscita”. Comenius muore ad Amsterdam nel 1670.


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Richard COUDENHOVE-KALERGI (1894-1972)

Figlio di un conte austroungarico e di una giapponese, passò la sua infanzia nel castello di famiglia in Boemia, prima di entrare al Theresanium di Vienna, il collegio più rinomato dell'impero. Qui conosce persone di ogni nazionalità e si appassiona alla filosofia. Inoltre, prosegue i suoi studi all'Università di Vienna e diventa dottore nel 1917. Prende la nazionalità ceca nel 1919 e si allontana finalmente dalla filosofia per iniziare a pubblicare degli articoli sulla necessità di un nuovo ordine europeo.

È convinto molto presto che occorre promuovere lo spirito europeo prima della convergenza di interessi materiali per ottenere la pace in Europa. Così, lancia il suo primo appello all'unità del Vecchio continente dal 1922. Nel 1923, egli scrisse il suo profetico manifesto Paneuropa, in cui presentava un'alternativa alla pessimistica visione della civiltà di allora: un'Europa unita. Il suo messaggio è percepito tra le due guerre da un buon numero di personalità come Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Winston Churchill.

È questo messaggio che ispira a Aristide Briand il suo progetto di Unione europea presentato nel 1929 davanti alla Società delle Nazioni a Ginevra. È anche Coudenhove-Kalergi che ha lanciato l'idea nel 1923 di riunire il carbone tedesco e il minerale francese, progetto che si concretizzerà nel 1950 sotto il nome di Comunità europea del carbone e dell'acciaio. È anche Coudenhove-Kalergi che per primo propose nel 1929 di adottare come inno europeo l'Inno alla Gioia di Friedrich von Schiller su musica della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven. È inoltre l'autore nel 1930 della prima proposition di celebrare una giornata dell'Europa a maggio.

Coudenhove-Kalergi viene perciò ritenuto uno degli ispiratori più significativi dei padri fondatori dell'Europa, nonché iniziatore del primo sforzo di costituire un movimento per unire l'Europa. Tale movimento si riunì a Vienna per la prima volta nel 1926. L'anno seguente, Aristide Briand fu eletto presidente onorario del movimento. Alcuni fra le personalità più di spicco erano membri del movimento di Coudenhove-Kalergi, fra cui Einstein, Thomas Mann, Freud, Rilke, Unamuno, Madariaga, Ortega y Gasset e Adenauer. Tuttavia, il ritorno di vari nazionalismi infranse quest'inizio.

L'Anschluss lo fa rifugiare in Svizzera nel 1938. Da lì, parte per gli Stati Uniti, dove insegnerà all'Università di New York. Prende tuttavia la nazionalità francese nel 1939. La fine della guerra lo porta a tornare in Svizzera, in un primo tempo a Gstaad. Dopo aver suggerito nel 1947 la creazione del primo francobollo europeo, è in questa città che fonda nel 1948 l'Unione Parlamentare europea che sboccherà dopo il Congresso dell'Europa a La Haye nel 1948 nella creazione del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo. Fu premiato nel 1950 col Premio Carlo Magno.


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Marie CURIE (1867 - 1934)

Gli strumenti di finanziamento dell'Unione Europea per la formazione e la mobilità dei ricercatori ed il riconoscimento dell'eccellenza prendono il nome di "AZIONI MARIE CURIE", in onore della grande scienziata e della sua vita dedicata alla ricerca.

Nata a Varsavia nel 1867, Marie Sklodowska, consapevole della sua intelligenza e delle sue capacità, decise presto di studiare fisica, a dispetto del fatto che questa scelta fosse inizialmente molto osteggiata. L'idea che una donna potesse intraprendere la carriera scientifica era, infatti, inconcepibile per quel tempo. Nel 1891, all'età di 24 anni, Marie si trasferì a Parigi per frequentare la facoltà di scienze alla Sorbona, dato che l'università di Varsavia era interdetta alle donne. A Parigi, Marie conobbe Pierre Curie, scienziato già noto ed insegnante di fisica alla Sorbona, che nel 1895 divenne suo marito e compagno nella ricerca scientifica. Insieme studiarono i materiali radioattivi, specialmente la pechblenda, minerale dell'uranio che ha proprietà di essere più radioattivo dell'uranio stesso da cui è estratto. I due coniugi arrivarono successivamente ad isolare due nuovi elementi chimici: il primo venne chiamato polonio, in onore della patria d'origine di Marie, e il radio, per la sua intensa radioattività. Marie comprese, inoltre, che la radioattività è un fenomeno atomico, demolendo con questa geniale intuizione la convinzione della fisica di allora che l'atomo fosse la particella più piccola della materia, dando così il via all'era della fisica atomica. In seguito a queste scoperte, Marie e il marito vinsero, insieme a Becquerel, il premio Nobel per la fisica nel 1903. Tre anni dopo, il marito Pierre perse improvvisamente la vita travolto da un carro. Marie rimase traumatizzata da questa morte improvvisa e dopo un periodo di depressione decise di tornare al lavoro, subentrando al marito nella cattedra di fisica alla Sorbona e continuò da sola gli studi che avevano iniziato insieme. Nel 1910 riuscì ad isolare il radio metallico, e grazie a questa scoperta le venne assegnato nel 1911 un secondo premio Nobel per la chimica, questa volta tutto suo. La Curie intenzionalmente non depositò il brevetto per il il processo di isolamento del radio affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli e per il bene dell'umanità. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Marie sospese l'insegnamento e le ricerche in laboratorio, per organizzare il servizio radiologico per l'esercito, allestendo, inoltre delle vetture, le cosiddette "Petit Curie", dotate di apparecchi a raggi x, che spesso scortò personalmente al fronte accompagnata dalla figlia maggiore Irène. Nel 1912 fondò un centro di ricerca, l'Institut du Radium, che dirigerà fino al 1932 quando la direzione passò alla figlia Irène. Oggi chiamato Institut Curie, è tuttora un importante istituzione scientifica per la ricerca sul cancro. Marie Curie morì nel 1934 di leucemia, contratta per il prolungato assorbimento di radiazioni cui si era esposta durante i suoi esperimenti.. Un anno dopo la sua morte, nel 1935, sua figlia Irène vinse anch'essa un premio Nobel per la chimica. Nel 1995 le spoglie di Marie Curie furono trasferite, prima donna della storia, sotto la cupola del Pantheon di Parigi in segno di onore per i suoi meriti.


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Alcide DE GASPERI (1881 - 1954)

Con Schuman e Adenauer, Alcide De Gasperi ha lavorato a ritmo forzato per arrivare a lasciare al continente europeo ancora devastato dalla guerra la traccia di una strada “dalla quale non sarebbe stato possibile tornare indietro”. Tuttavia i tre Padri d’Europa non erano degli illusi, sapevano tenere a bada il loro entusiasmo e prevedevano la gradualità necessaria per realizzare una tale impresa. “Per quanto riguarda le istituzioni -scriveva De Gasperi- bisogna ricercare l’unione soltanto nella misura in cui ciò è necessario, o meglio in cui è indispensabile”.

E’ straordinario tuttavia come De Gasperi riconoscesse, nell’implicazione civile e culturale di altri popoli, il nostro essere europei. In una relazione svolta alla Conferenza della Tavola Rotonda di Roma il 13 ottobre 1953 scrisse queste parole: “Per quanto riguarda Roma io personalmente vi vedo il vertice, forse più elevato, di quanto ha offerto la storia civile e politica degli uomini”. Egli certo non poteva immaginare quello cui noi oggi assistiamo: l’allargamento dell’Unione Europea fino a includere 25 Paesi.

Alcide De Gasperi, o più propriamente Degasperi, è stato un uomo politico ed uno statista italiano. Sulla grafia corretta del cognome ci sono discussioni, perché secondo alcuni sarebbe "Degasperi"; tesi questa inoppugnabile dal punto di vista storico, visto che lo statista trentino, che si presume conoscesse il proprio cognome, si firmava appunto Degasperi, come risulta ad esempio dalla copia originale del trattato noto come "Degasperi-Gruber" (si veda una qualunque riproduzione fotostatica) ma sistematicamente ignorata da testi storiografici, enciclopedie e altre pubblicazioni, alle quali per motivi imperscrutabili un cognome con il De separato risulta più gradito.

Inizialmente fu giornalista e nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Nuovo Trentino con cui, una volta divenutone il direttore, scrisse una serie di articoli con cui esprimeva il suo consenso al movimento che auspicava la riannessione del Trentino all'Italia. De Gasperi iniziò la sua carriera politica nel 1911 come deputato nel Parlamento austriaco in rappresentanza degli italiani del Trentino, allora sotto la dominazione asburgica. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919 partecipò alla fondazione del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Fu eletto deputato nello stesso anno e riconfermato nel 1921. In quegli anni si sposa con Francesca Romani nella Chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, di cui una entrò in monastero. Il 24 agosto del 1923 votò sì alla legge Acerbo ma successivamente si oppose all'avvento del fascismo e, ostracizzato dal regime, fu arrestato nel 1926. Quando fu scarcerato, fu continuamente sorvegliato e dové trascorrere un periodo di grandi difficoltà e isolamento. Senza un impiego stabile, presentò una domanda per lavorare nella Biblioteca Vaticana nell'autunno '28 e fu aiutato dal vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici. L'assunzione, però, poté avvenire soltanto circa due mesi dopo la firma dei Patti Lateranensi.

Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo "Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana" in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore. Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ferruccio Parri fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri.

Nel 1946 fu eletto Presidente del Consiglio dei Ministri, il primo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948. Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il Consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della Repubblica, dopo il referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di presidente provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmessi, coerentemente con quanto previsto dalla legge istituita del referendum, le funzioni fino allora esercitate dal re Umberto II. De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo e di Capo dello Stato fino al 28 giugno, quando l'Assemblea Costituente, nella sua prima seduta, provvide ad eleggere Enrico de Nicola come capo provvisorio dello Stato. Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. Degasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48,5% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei Ministri dell'Italia repubblicana.

In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda Guerra Mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Gettò inoltre le basi per risolvere in modo equo la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria. Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana.

La situazione precaria del paese migliorava molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale, ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di Rovigo e Ferrara (1951). Nel 1952, col timore di una forte affermazione delle forze politiche della sinistra, il Vaticano suggerì, e successivamente cercò di imporre, un'alleanza elettorale ad ampia portata per affrontare le votazioni amministrative del comune di Roma. La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità, potesse essere amministrata da un sindaco socialista. De Gasperi si oppose recisamente, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre, e resistette sino a che il Papa si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta. L'incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse: "Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa".

Mantenne la carica di presidente del consiglio fino al luglio 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa, da lui stesso fortemente voluta. Convinto sostenitore dell'ingresso dell'Italia nella NATO, Alcide Degasperi morì il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. La sua scomparsa, improvvisa e discreta, suscitò commozione nell'Italia intera, il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma, per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per omaggiarlo. Attualmente si trova sepolto a Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Poco dopo la sua morte qualcuno chiese di avviare per il processo di beatificazione.


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Jacques DELORS (1925 – vivente)

Jacques Delors appartiene alla "seconda generazione" dei padri fondatori dell'Europa. Ex parlamentare europeo (fu anche presidente della commissione per i problemi economici e monetari del PE), poi ministro dell'Economia e delle finanze di François Mitterrand, Jacques Delors, attraverso il suo impegno costante a favore della costruzione europea, in particolare alla guida della Commissione che ha presieduto per dieci anni (1985-1995), è diventato una figura esemplare della storia dell'Europa unita.

Nato a Parigi nel 1925, giovanissimo ha una brillante carriera alla “Banque de France” dal 1945 al 1962; è responsabile poi di diverse agenzie ministeriali sempre per quanto riguarda le politiche fiscali. È professore in diverse università parigine e insegnante presso la prestigiosa “Ecole National d’Administration” (la scuola della classe dirigente francese).

Nel 1974 entra a far parte del partito socialista e dal 1981 al 1984 è Ministro dell’Economia e delle Finanze del Presidente Mitterand. Nel gennaio del 1985 è nominato Presidente della Commissione Europea, carica che manterrà par 10 anni fino al 1995.

Il suo decennio segna, forse, l’apogeo del ruolo della Commissione come motore e guida dell’integrazione europea. Appartengono a questo periodo, infatti, alcune fra le realizzazioni più importanti dell’intero processo di unificazione europea: a lui si devono il Libro bianco sul completamento del mercato interno (che pone le basi della trasformazione dal mercato comune al mercato unico), il piano Delors (1989), il trattato di Maastricht (1991), la trasformazione della CEE in Unione Europea (1993), l’allargamento della Comunità da 10 a 12 e da 12 a 15 membri, l‘euro, la liberalizzazione completa dei movimenti di capitale, l’impostazione della strategia d’allargamento dell’Unione ai paesi dell’Europa centro-orientale e molto altro ancora.

Alcuni hanno scritto che: “la Presidenza Delors rappresenta il canto del cigno della concezione federale dell’Europa”. Infatti, una volta conclusa la così detta “Era Delors” i presidenti successivi non hanno più avuto il carisma e le forza che lo caratterizzavano e l’organo che ha poi sostituito la Presidenza della Commissione, come centro della politica europea, è stato il Consiglio Europeo.

Dopo la fine del mandato europeo è nominato dall’UNESCO Presidente della Commissione internazionale sull’infanzia per il XXI secolo e ha ripreso ad occupare ruoli di prestigio in campo economico. Mentre i sondaggi lo danno favorito alle elezioni presidenziali del 1995, lui rinuncia a presentare la sua candidatura forse in contrasto con il partito socialista.

Ha ricevuto fino ad ora il titolo di Dottore Honoris Causa da 24 università e diversi premi prestigiosi. Jacques Delors è il presidente fondatore dell'Associazione Notre Europe. Attualmente presiede un organismo francese: il Consiglio dell'occupazione, dei redditi e della coesione sociale (CERC).


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ERASMO da Rotterdam (1466 – 1536)

Nell’ambito del programma d’azione comunitario Socrates II, la sezione “ERASMUS” costituisce l’azione consacrata all’istruzione superiore. Essa si propone di migliorare la qualità e rafforzare la dimensione europea dell’istruzione superiore incoraggiando la cooperazione transnazionale tra università, promuovendo la mobilità nonché la trasparenza e il pieno riconoscimento accademico degli studi e delle qualifiche su tutto il territorio dell’Unione Europea. Il programma ERASMUS prende il nome da Erasmo da Rotterdam, filosofo, teologo e umanista che visse ed operò in numerosi paesi europei, alla ricerca di conoscenze, esperienze e cognizioni che si possono acquisire soltanto a contatto con altri paesi.

L’umanista olandese nacque il 28 ottobre 1466 a Rotterdam da un'unione illegittima (il padre non poté sposarsi perché vincolato da un voto religioso), ed ebbe nome Geert Geertsz (Gerardo figlio di Gerardo) ma, verso i trent'anni, egli assunse il nome latino di Desiderius Erasmus Roterodamus (Erasmus, dal greco eràsmios, amabile) a significare l'affermazione di una sua intima rinascita, raggiunta attraverso lo studio, la cultura, l' humanitas. Educato da frati agostiniani, ordinato sacerdote nel 1492, studiò teologia in Olanda e a Parigi, per addottorarsi a Torino nel 1506. Nel corso dei molteplici viaggi si lega d’amicizia con Lefèvre d’Etaples (a Parigi), Thomas More e John Colet (in Inghilterra), Adriano di Utrecht (a Lovanio: il futuro papa Adriano VI), Aldo Manuzio (a Venezia). La sua vita errabonda, soprattutto tra Lovanio, Basilea (dove muore il 12 luglio 1536), Friburgo (ma con replicati soggiorni in Inghilterra, Francia, Italia), ne connota la posizione culturale, di umanista universale, che appartiene alla res publica letteraria.

Impossibile descrivere sommariamente la sua formidabile produzione; basterà ricordare che il suo impegno multiforme si dispiega subito su almeno tre nuclei prioritari. Il primo, quello pedagogico, di elaborazione di nuovi criteri per l'educazione e la formazione, non solo dei giovani, fa di Erasmo il grande precettore dell'Europa moderna, con i famosissimi trattati: De pueris statim ac liberaliter instituendis ("La formazione precoce e liberale dei bambini"), edito nel 1529, ma scritto nel 1509; De ratione studii ("Il metodo di studio"), edito nel 1511; l'Institutio principis christiani ("La formazione del principe cristiano"), nel 1515; il De civilitate morum puerilium ("La civiltà dei costumi dei bambini"), nel 1530. Il secondo, religioso, lo vede impegnato per una riforma della Chiesa ispirata a principi di tolleranza e di pace: con l'Enchiridion militis christiani ("Manuale del soldato di Cristo"), edito nel 1503. E infine quello più propriamente umanistico (il suo maestro riconosciuto è Lorenzo Valla), di edizione, traduzione e raccolta di testi classici nonché di altri materiali antichi: traduce in latino Euripide, Platone, Seneca, Plutarco, eccetera, e soprattutto il suo Luciano; raccoglie gli Adagia : un monumento di morale e di filologia. Il suo umanesimo cristiano si applica alla edizione filologica, in greco, del Nuovo Testamento (edita nel 1516), nonché delle lettere di san Girolamo (nello stesso anno). La sua opera più famosa, l'Encomium Moriae ("Elogio della follia": edita nel 1511), e dedicata a Thomas More. Per quanto si sforzi di distinguere le sue posizioni religiose da quelle di Lutero (con il De libero arbitrio, ad esempio, edito nel 1524), nella radicalizzazione dello scontro tra protestanti e cattolici finisce per restare coinvolto in una totale condanna sia da parte luterana che cattolica (l'opera omnia è subito registrata nell'Indice dei libri proibiti promulgato nell'età del Concilio di Trento).


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GALILEO Galilei (1564 – 1642)

GALILEO è il programma europeo di radionavigazione e di posizionamento via satellite. Lanciato dalla Commissione europea e sviluppato insieme all'Agenzia spaziale europea (ESA), fornirà all'Unione Europea una tecnologia indipendente rispetto al GPS americano e al GLONASS russo. Il nome scelto per questo programma vuole trarre ispirazione dal padre della fisica e astronomia moderna "Galileo Galilei", uno dei maggiori pensatori e scienziati di tutti i tempi grazie al quale si diffuse un nuovo modo di fare scienza, fondato su un metodo solido non più basato sull'osservazione diretta della natura, bensì sull'utilizzazione degli strumenti scientifici.

Nato a Pisa il 15 febbraio 1564 da genitori appartenenti a quella che oggi chiameremmo media borghesia (il padre è il musicista Vincenzo Galilei, la madre Giulia degli Ammannati), Galileo compie i primi studi di letteratura e logica a Firenze dove si trasferisce con la famiglia nel 1574. Nel 1581 per volere del padre si iscrive alla facoltà di medicina dell'Università di Pisa, ma per questa disciplina non mostrerà un vero interesse. Lasciata dunque l'università pisana fa armi e bagagli e ritorna a Firenze. Qui sviluppa una passione per la meccanica cominciando a costruire macchine sempre più sofisticate, approfondendo la matematica e compiendo osservazioni di fisica con la guida di Ostilio Ricci. Col passare del tempo formula alcuni teoremi di geometria e meccanica. Ancora studente, osserva nel duomo di Pisa un lampadario che oscilla e scopre così la legge dell'isocronismo del pendolo nel 1583; inventa poi la bilancia idrostatica per la determinazione del peso specifico nel 1586. Dal 1589 al 1592 insegna matematica all'università di Pisa e in seguito all'università di Padova dal 1593 al 1610. È Il periodo più affascinante e produttivo della sua vita tanto che inventa il compasso, costruisce il telescopio (e con esso scopre la costituzione della Via Lattea, le montuosità della Luna, le macchie solari, le fasi di Venere e di Mercurio, i quattro satelliti di Giove, e l'anello di Saturno), il cannocchiale e il termoscopio, tutte scoperte astronomiche fondamentali che rivela in Sidereus Nuncius (1610), libretto scientifico scritto in latino.

Intanto le sue scoperte vengono accolte con entusiasmo dal papa Paolo V e dalla Curia Vaticana; ben presto, però, sin dal 1612, gli aristotelici che difendono il sistema tolemaico o geocentrico (sistema che ha la Terra al centro dell'universo) si oppongono alle teorie di Galileo e al sistema copernicano o eliocentrico (sistema che postula la mobilità della Terra intorno al Sole) in quanto pensano che contraddicano direttamente la Bibbia nella sua costituzione dell'universo e siano dunque contrarie alla fede. Nel 1616 il Santo Uffizio condanna l'ipotesi copernicana e ammonisce Galileo a non pubblicizzare tali dottrine. Galileo comunque, convinto dell’indipendenza della scienza dalla fede, sostiene con ancor più vigore e decisione le sue tesi e dottrine copernicane nel Saggiatore (1623) e poi nel Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo (1632), ambedue opere fondamentali al pensiero moderno scientifico. Concorda anche con il Vaticano alcune modifiche per poter far stampare l'opera, ma decide poi di farla stampare a Firenze, nel 1632. Papa Urbano VIII, esaminato il "Dialogo", ne proibisce la distribuzione e fa istituire dall'Inquisizione un processo contro Galileo.

Così, nel 1633 lo scienziato, ormai anziano e malato, viene convocato a Roma davanti al tribunale dell'Inquisizione dove viene processato e gli viene richiesto di abbandonare la teoria copernicana. Imprigionato e minacciato di tortura, Galileo viene costretto ad abiurare pubblicamente (umiliato indossava un rozzo sacco) e condannato alla prigione a vita. Si dice che nell'occasione Galileo mormorasse fra i denti "Eppur si muove". La pena venne poi commutata a quelli che oggi chiameremmo "arresti domiciliari": gli viene concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze, carcere ed esilio fino alla morte, dove viene sempre assistito da sua figlia Virginia Galilei che entra in convento e assume il nome di suor Maria Celeste. Qui Galileo Galilei continua le sue ricerche e verifica le proprie ipotesi, mettendole a fuoco nel Dialogo delle nuove scienze (1638).

Questo colossale scienziato e pensatore a cui si devono i mattoni fondamentali del progresso scientifico così come lo conosciamo oggi, morì a Firenze il giorno 8 gennaio 1642, circondato da pochi allievi e nella quasi totale cecità. A Galilei si deve la legge del pendolo (il tempo delle oscillazioni è costantemente uguale, qualunque sia la loro ampiezza): chi si reca nella Cattedrale di Pisa può ancora oggi ammirare, sospesa alla volta altissima del tempio, la lampada che con le sue oscillazioni ispirò al giovane Galilei proprio l'invenzione del pendolo come regolatore di un movimento meccanico. Galileo Galilei è sepolto a Firenze, in Santa Croce, nel mausoleo dei sommi italiani.

È solamente nel 1757 che la Congregazione del Sant'Uffizio riabiliterà la figura di Galileo riconoscendo vere le teorie galileiane. Finalmente, trecentocinquanta anni dopo la sua morte, nel 1992 Papa Giovanni Paolo II, che ha chiesto nel 1979 la revisione del "Caso Galilei", ritira la condanna della Chiesa cattolica allo scienziato, "riabilitandolo" e assolvendolo dall'accusa di eresia; pubblicamente riconosce la validità e verità scientifica delle teorie di Galileo Galilei e chiede scusa, da parte della Chiesa, per avere ingiustamente condannato non solo il fondatore della scienza moderna ma indiscutibilmente una delle menti più brillanti, geniali e serie dello scorso millennio.


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LEONARDO da Vinci (1452 – 1519)

LEONARDO DA VINCI è un programma europeo nato nel dicembre 1994, giunto ormai alla sua seconda fase (2000-2006). Il suo obiettivo è promuovere la dimensione europea nella formazione e nel lavoro, sostenendo lo sviluppo di iniziative innovatrici e favorendo progetti in un contesto di partnership internazionale, contribuendo così alla promozione di un'Europa della conoscenza. Il nome scelto per questo programma vuole trarre ispirazione dal grande artista e scienziato "Leonardo da Vinci", il quale simboleggia una rottura con i modelli universali stabiliti nel 400 e diviene il più insigne rappresentante dell'arte dell'Alto Rinascimento, dove si esalta un nuovo ideale di umanità.

Genio tra i più grandi di tutti i tempi, nasce ad Anchiano presso Vinci il 15 aprile 1452, figlio illegittimo del notaio "ser Piero" e della giovane Caterina. All'età di 5 anni Leonardo si trasferisce col padre che nel frattempo ha sposato Alberia Amadori, a Vinci. All'età di 17 anni viene portato alla bottega del Verrocchio, a Firenze, per apprendere la pittura. Qui, nel 1475, collabora al Battesimo di Cristo, eseguendo l'angelo di sinistra e parte del paesaggio; sempre nella bottega del Maestro realizza l'Annunciazione. Nel 1481, per il Convento di S. Donato a Scopeto (FI), riceve la commissione di una grande tavola con l'Adorazione dei Magi. L'opera rimase purtroppo allo stato di abbozzo, ma è motivo d'interesse in quanto contiene "in nuce" tutti quegli elementi che troveranno poi piena espressione nelle opere a venire.

Desideroso di lasciare Firenze, scrive nel 1482 al Signore di Milano, Ludovico il Moro, per offrirgli i suoi servigi. Tale missiva è preziosa in quanto testimonianza della versatilità e universalità di Leonardo che offre i suoi servigi non solo nel campo dell'Arte, come pittore, musicista e scultore, ma anche in quelli dell'architettura, dell'ingegneria civile e militare e dell'idraulica. Per Leonardo è un periodo fecondo di riflessioni filosofiche e ricerche scientifiche. Alla corte del Duca si può dedicare a diversi studi per realizzazioni d'ingegneria militare: scale d'assalto, ponti, spade di foggia particolare e rivoluzionarie macchine offensive: gigantesche balestre e strutture corazzate per proteggere gli assalti della cavalleria. Per esaltare poi la magnificenza della corte si diverte a progettare splendidi artifizi per memorabili feste.

Come pittore esegue la Vergine delle Rocce e l'Ultima Cena, una delle opere più celebri di tutta la storia dell'arte. Si tratta di un'"istantanea" del momento in cui Gesù annuncia il prossimo tradimento da parte di uno degli Apostoli e della reazione sgomenta dei commensali. Sempre desideroso di sperimentare, Leonardo impiega per quest'opera non la tecnica dell'affresco, ma quella della tempera, molto più sensibile della precedente agli agenti atmosferici, da qui la necessità di intervenire con diversi restauri. La rivoluzionaria gestualità, l'inclinazione del capo, gli sguardi, fanno vibrare le sue composizioni, organicamente composte nello spazio, grazie a tensioni dinamiche ed al sapiente uso del colore che accresce i valori espressivi, come sapientemente spiegato dall'autore stesso nel famoso Codex Urbinas.

Nel 1500 Milano viene occupata dai francesi e Leonardo torna a Firenze, al servizio di Cesare Borgia. Qui il Gonfaloniere Pier Soderini, nel 1504, gli affida l'incarico di dipingere la Battaglia d'Anghiari in gara con Michelangelo. Il dipinto viene purtroppo distrutto una cinquantina d'anni più tardi e ci è noto grazie a disegni parziali e copie, tra le quali una eseguita dal Rubens. Nel 1508 torna a Milano, dove si dedica a studi di anatomia, progettazione urbanistica, ottica e ingegneria idraulica. Col ritorno degli Sforza a Milano nel 1513, Leonardo accetta l'invito del neo-eletto Pontefice Giuliano de´Medici e si trasferisce a Roma. Si reca infine in Francia, su invito del re Francesco I, nel 1516, portando con sé la Gioconda, oggi vanto del Museo del Louvre. Gli è conferito l'incarico di "Primo Pittore, Ingegnere e Architetto del Re".

Il 2 maggio 1519 si spegne nel castello di Cloux. Le sue spoglie riposano nella Chiesa di St. Valentine, ad Amboise.


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Jean MONNET (1888 - 1979)

L’AZIONE JEAN MONNET “Insegnamenti sull'integrazione europea nelle Università" è una specifica azione della Commissione europea intrapresa sulla base di una richiesta proveniente dal mondo accademico diretta a promuovere l'istituzione di nuovi corsi di studio sull'integrazione europea nelle Università (costruzione dell'Europa comunitaria ed i suoi sviluppi istituzionali, giuridici, politici, economici e sociali) per mezzo di finanziamenti di avviamento. Questo specifico programma europeo ha preso il suo nome da "Jean Monnet", che può essere considerato il padre fondatore dell'Europa comunitaria, quell'Europa che dal 1950 si sviluppa quotidianamente sulla base dei principi d'azione e degli obiettivi da lui ideati e concretamente promossi.

Consulente economico e uomo politico francese, Jean Monnet dedicò la sua vita alla causa dell'integrazione europea. In quanto consulente del governo francese, fu il principale ispiratore della famosa "dichiarazione Schuman" del 9 maggio 1950, che portò alla creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio e che per questo motivo è considerata l'atto di nascita dell'Unione Europea. Non fu né un capo di governo, né un capo di partito o di una qualche forza organizzata. Egli è stato e rimane tutt’ora una delle figure più celebri della storia d’Europa poiché, senza il suo intervento e le sue capacità di azione, oggi, probabilmente, l’Unione Europea non esisterebbe.

Sarebbe tuttavia ingiusto limitare l'influenza di Monnet alla sfera economica. Una sua affermazione famosa, molto citata, è questa: "Noi non uniamo Stati, ma popoli". I programmi attuali dell'UE a favore degli scambi culturali e nella formazione seguono questa filosofia.

Jean Omer Marie Gabriel Monnet nacque il 9 novembre 1888 a Cognac, in Francia, da una famiglia di produttori di cognac. A sedici anni lascia la scuola per recarsi a Londra ad imparare l'inglese. Nel 1906 il padre lo invia all'estero per conto della propria ditta di vini. Durante la prima guerra mondiale, in quanto riformato per motivi di salute, lavorò a Londra nel campo della cooperazione economica tra gli alleati. Dal 1920 al 1923 è stato segretario generale delegato presso la appena costituita Società delle Nazioni. Nei successivi 15 anni si occupò di finanza internazionale, pianificando una cooperazione economica tra Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, e si dedicò agli affari legati all’industria del cognac dell’azienda di famiglia. Nel 1940 Monnet viene inviato negli Stati Uniti come rappresentante del governo inglese per negoziare una commessa militari. Dal suo arrivo divenne un ascoltato consigliere del presidente Roosvelt. Secondo le sue parole, l'America doveva diventare l'arsenale delle democrazie. Per mesi persegue tenacemente questo obiettivo, che sfociò poi nella realizzazione del Victory Program deciso da Roosvelt nel 1941.

Il 5 agosto 1943 ad Algeri divenne membro del Comitato Nazionale di Liberazione e si espresse con queste parole: "Non ci sarà mai pace in Europa se gli Stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale " da cui si evince il suo desiderio che gli Stati d'Europa formassero una federazione o una entità europea che ne faccia una comune unità economica.

Dopo la seconda guerra mondiale venne incaricato dal generale Charles de Gaulle di elaborare e realizzare un piano di modernizzazione e rilancio per l'economia francese. Nel 1950, al risorgere di nuove tensioni internazionali, Monnet decise fosse venuto il momento di tentare un passo irreversibile verso l'unione dei paesi europei e prepara, con dei collaboratori, il testo di quella che sarà la "dichiarazione Schuman". La dichiarazione Schuman è il discorso tenuto a Parigi il 9 maggio 1950 da Robert Schuman, l'allora Ministro degli Esteri del governo francese, che viene considerato il primo discorso politico in cui compare il concetto di "Europa" come unione economica e, in prospettiva, politica tra i vari Stati europei. In ricordo di tale iniziativa il 9 maggio viene attualmente celebrato come Festa dell'Europa.

La dichiarazione, prospettando la realizzazione di un Alta Autorità per il controllo della produzione europea di carbone ed acciaio (auspicio che trovò realizzazione poco meno di un anno dopo, con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio - CECA), dà infatti avvio, con il superamento dei contrasti storici tra Francia e Germania dovuti alla produzione di tali materie prime, al processo di creazione delle Comunità Europee. Nel 1952 Jean Monnet diventa il primo presidente dell'Alta Autorità della CECA.

Ma Jean Monnet aveva anche un altro grande progetto, la costituzione della comunità per la difesa europea, ma non ottenne alcun risultato. Nel 1954 si dimise dalla carica di presidente dell’Alta autorità della Comunità europea per il carbone e l’acciaio e un anno dopo fondò un comitato d’azione per gli Stati uniti d’Europa. Il comitato si sciolse nel 1975.

Nel 1976 ad un incontro tra capi di Stato in Lussemburgo si decise di conferire a Monnet il titolo di cittadino onorario d’Europa per il suo lavoro di fondatore della Comunità europea. Jean Monnet morì nel 1979. Il presidente francese François Mitterrand trasferì nel 1988 le sue ceneri al Pantheon di Parigi.

L’idea su cui Monnet basava il suo lavoro era fondamentalmente che le istituzioni pubbliche, e non la cooperazione inter-governativa, erano la chiave per una comunità europea stabile e duratura.


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Marco POLO (1254 - 1324)

Il programma MARCO POLO II (2007-2013) è volto a ridurre la congestione stradale, a migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto e a potenziare il trasporto intermodale, contribuendo in tal modo ad un sistema di trasporti efficace e sostenibile che dia valore aggiunto all’Unione europea, senza conseguenze negative per la coesione economica, sociale o territoriale. Questo programma prende il nome dal grande esploratore veneziano, Marco Polo, che fu tra i primi occidentali a giungere fino in Cina, attraversando regioni ancora ignote agli europei.

Marco Polo nasce nel 1254 a Venezia da una famiglia di facoltosi mercanti, originaria di Sebenico in Dalmazia. In quegli anni il padre Niccolò e lo zio Matteo partivano per un viaggio commerciale in Oriente, stabilendosi dapprima nella capitale dell’Impero latino, Costantinopoli, poi a Soldaia, in Crimea, dove intorno al 1280 Marco il Vecchio (il fratello maggiore), in società con Matteo e Niccolò, fonderà una compagnia di affari. Nel loro viaggio, i fratelli Polo si spinsero fino alla corte del grande Kublai Khan, il conquistatore e unificatore della Cina (allora detta Catai), il più illustre discendente del Gengis Khan; e durante questo loro primo soggiorno (1265) ottennero importanti privilegi. Nel 1269, il padre e lo zio fanno ritorno a Venezia; Marco, allora quindicenne, non aveva mai visto il padre Niccolò ed era orfano di madre.

Quando nel 1271 Niccolò e Matteo ripartirono da Venezia di nuovo alla volta della Cina, dopo una sosta di due anni a Venezia, Marco aveva diciassette anni, aveva preso familiarità con il padre e lo zio, aveva ascoltato i loro racconti, era pieno di curiosità per i luoghi che si accingeva a scoprire. Con un viaggio durato circa quattro anni, Marco e i suoi parenti giunsero infine alla corte di Kublai Khan, che li accolse con "onore, lieta e festosa accoglienza".

Nei diciassette anni di servizio al Kublai Khan, Marco svolgerà attività amministrative, lunghe e delicate ambascerie e incarichi diplomatici di prestigio, compiendo a tal fine diversi viaggi per tutto il continente. Oltre ai tanti incarichi affidatigli, viene elevato anche alla dignità di “messere” — titolo che lo lega direttamente alla figura del sovrano, di cui diviene informatore ed ambasciatore personale presso tutti i popoli dell’impero. E con questo titolo, per l’appunto, Marco viene menzionato nel Milione.

Nel 1292 i Polo iniziano per mare il viaggio di ritorno in patria attraverso il Giappone, le isole della Sonda, la Persia e Costantinopoli, che si concluderà nel 1295. Partito poco più che ragazzo, Marco Polo torna quindi in patria quarantenne, cambiato al punto di non essere riconosciuto, prodigo di racconti straordinari ai quali pochi credono. A Venezia, Marco riprese la sua attività di mercante: le notizie relative a questo periodo della sua vita sono comunque scarse e incerte. Qualche anno dopo, in una delle tante battaglie navali che a quel tempo avvenivano tra veneziani e genovesi nel Mediterraneo orientale e nei mari italiani — non è dato sapere con certezza quale e non necessariamente fu quella di Curzola, come sostengono alcuni suoi biografi — Marco cade prigioniero dei genovesi. E fra il 1298 e 1299, proprio nelle carceri di Genova, detta, al compagno di prigionia Rustichello da Pisa, il suo resoconto di viaggio Le Divisament du Monde, ben presto noto con il titolo di Milione.

Ratificata la pace tra veneziani e genovesi, il primo luglio 1299, Marco torna libero e fa ritorno a Venezia, dove sposa Donata (probabilmente della famiglia Loredano), da cui ha tre figlie. Fino alla morte, il viaggiatore veneziano si occuperà con lo zio Matteo di affari e commercio, oltre che soprattutto della diffusione del suo libro. Il libro, ben presto volgarizzato, circolerà in versioni toscane più o meno fedeli, e riscuoterà, fin dai primi del Trecento, un notevole successo.

Il 9 gennaio 1324 Marco firma il suo testamento, testamento che, insieme con altri documenti, attesta come le proprietà dei Polo fossero in realtà più limitate rispetto alle meravigliose ricchezze che solitamente venivano attribuite loro. La modesta casa della famiglia, nell’odierna Corte del Milion, ne dà conferma. Il nobilis vir Marchus Paulo Milioni — così come l’illustre viaggiatore è chiamato in un documento del 1305— muore a Venezia nel 1324.


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Robert SCHUMAN (1886 - 1963)

La cosiddetta DICHIARAZIONE DI SCHUMAN è il discorso tenuto a Parigi il 9 maggio 1950 da Robert Schuman, l'allora Ministro degli Esteri del governo francese, che viene considerato il primo discorso politico in cui compare il concetto di Europa come unione economica e, in prospettiva, politica tra i vari Stati europei. La dichiarazione, prospettando la realizzazione di un Alta Autorità per il controllo della produzione europea di carbone ed acciaio (auspicio che trovò realizzazione poco meno di un anno dopo, con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio), da infatti avvio, con il superamento dei contrasti storici tra Francia e Germania dovuti alla produzione di tali materie prime, al processo di creazione delle Comunità Europee. In ricordo di tale iniziativa il 9 maggio viene attualmente celebrato come Festa dell'Europa. Robert Schuman fu dunque un famoso politico franco-tedesco ritenuto uno dei padri fondatori dell'Europa, insieme al tedesco Konrad Adenauer ed agli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi.

Schuman nacque il 29 giugno a Clausen, sobborgo di Lussemburgo (nella regione dell’Alsazia, che allora faceva parte del Reich tedesco) da genitori provenienti dalla Lorena. La famiglia ritornò presto nella provincia d'origine, che allora apparteneva anch'essa alla Germania. Fu così che Schuman studiò nel sistema scolastico tedesco e si laureò in Legge all'Università di Berlino. Nel giugno 1912 aprì una studio di avvocato a Metz. Allo scoppio della prima guerra mondiale, Schuman venne riformato per motivi di salute.

Alla fine della prima guerra mondiale, nel novembre 1918, l'Alsazia e la Lorena ritornarono sotto la Francia e Schuman iniziò la sua carriera politica in Francia. Nel 1919 venne eletto deputato della regione della Mosella all’Assemblea nazionale per il Partito democratico popolare. Successivamente rieletto e poi eletto come deputato della circoscrizione Thionville-Est, fece parte di diverse commissioni parlamentari e divenne membro del Consiglio consultivo dell’Alsazia-Lorena. Nel 1940 durante la Seconda Guerra mondiale venne arrestato dai tedeschi e deportato in Germania, ma riuscì a fuggire due anni dopo per entrare a far parte della Resistenza francese.

Dopo la seconda guerra mondiale Schuman arrivò alla notorietà. Fu per un breve periodo (1947-1948) Primo Ministro Francese e successivamente divenne Ministro degli Esteri dal 1948 al 1952. In quegli anni Schuman fu il principale negoziatore di tutti i maggiori trattati che si costruirono alla fine della guerra: Consiglio d'Europa, Patto Atlantico, CECA, ecc.

Il 9 maggio 1950 Schuman, su ispirazione anche di Jean MONNET, presentò la sua proposta di creare un'organizzazione europea, indispensabile per il mantenimento di pacifiche relazioni. La sua proposta, conosciuta come dichiarazione di Schuman, ha formato la base della costituenda CECA ed è considerata l'inizio della costruzione di quella che è oggi l'Unione Europea.

Quel giorno a Parigi la stampa era stata convocata per le sei del pomeriggio al Quai d'Orsay, sede del Ministero degli Esteri, per una comunicazione della massima importanza. Le prime righe della dichiarazione del 9 maggio 1950 redatta da Robert Schuman, Ministro francese degli Affari Esteri, in collaborazione con il suo amico e consigliere, Jean Monnet, danno un'idea dei propositi ambiziosi della stessa.

"La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all'altezza dei pericoli che ci minacciano". "Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace".

Veniva così proposto di porre in essere una Istituzione europea sovrannazionale cui affidare la gestione delle materie prime che all'epoca erano il presupposto di qualsiasi potenza militare, il carbone e l'acciaio. Ora i paesi chiamati a rinunciare con queste modalità alla sovranità puramente nazionale sul "nerbo" della guerra uscivano da poco da un conflitto spaventoso che aveva seminato innumerevoli rovine, materiali ma soprattutto morali, odi, rancori, pregiudizi. Per comprendere l'impatto rivoluzionario del gesto basterebbe immaginare oggi un'iniziativa analoga tra Israele e i Palestinesi, tra i Serbi e i Bosniaci, tra popolazioni tutsi e hutu; e all'epoca l'ordine di grandezza era ben maggiore e le ferite più profonde!

Dal 1958 al 1960 Schuman è stato il primo Presidente del Parlamento Europeo, che lo ha nominato, alla fine del suo mandato, padre dell'Europa. Nel 1960 si ritira dalla vita politica e il 4 settembre del 1963 muore a Scy-Chazelles, vicino a Metz.


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SOCRATE (469 a.C. - 399 a.C)

SOCRATES è il programma europeo in materia di istruzione, al quale partecipano una trentina di paesi europei. La sua grande ambizione è sviluppare "un' Europa della conoscenza" e affrontare meglio le grandi sfide del nuovo secolo, promuovendo l'istruzione lungo l'intero arco della vita, incoraggiando l'accesso di tutti all'apprendimento, acquisendo qualifiche e competenze riconosciute. Il programma Socrates prende il nome dal grande filosofo greco, che rappresenta una visione umanistica del mondo e il rifiuto di ogni forma di dogmatismo. La sua massima "conosci te stesso" è assolutamente basilare per conoscere e rispettare se stessi e gli altri nella loro diversità.

Socrate nacque ad Atene da Sofronisco, scultore, e da Fenarete, levatrice. Si avvicinò giovanissimo alla filosofia e conobbe Anassagora ed i Sofisti. Combattè in varie battaglie dimostrando particolare coraggio e forza d'animo. Si dedicò quindi completamente alla ricerca filosofica e, in breve tempo, ebbe molti discepoli (fra cui Platone). Nel 399 a.C. Anito, Meleto e Licone accusarono Socrate di corrompere i giovani di Atene e di introdurre la credenza in nuovi dèi. Al processo, dopo una difesa appassionata da parte di Socrate (ci verrà tramandata da Platone nella Apologia di Socrate), venne condannato a morte. Dopo un mese di detenzione, durante il quale Socrate rifiutò di fuggire per non trasgredire la legge, la sentenza venne eseguita: fu condannato a bere la cicuta. Socrate non scrisse nulla e tutto ciò che sappiamo di lui lo dobbiamo in massima parte a Platone (che fa di lui il personaggio principale di quasi tutti i suoi Dialoghi) e a Senofonte.

Socrate non scrisse nulla. Il che non fu affatto casuale. Non era, in quell'epoca, nulla di particolarmente strano, anche perché ben pochi sapevano scrivere. Però Socrate non scrisse nulla volutamente. Perché? Perché la filosofia come lui la intendeva non si poteva limitare a qualcosa di scritto, visto che nessuno scritto - secondo Socrate - può stimolare alla ricerca ma può solo comunicare una dottrina. In altri termini, la filosofia era vista da Socrate come un dialogo continuo, un esame incessante di sé e degli altri e non un insieme di teorie preconfezionate. E lo scopo della filosofia è quello di aiutare l'uomo a venire in chiaro a se stesso, portarlo al riconoscimento dei suoi limiti e renderlo giusto, cioè solidale con gli altri. Perciò Socrate prese come suo motto ciò che era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, e cioè gnoti sauton, "conosci te stesso". E "conosci te stesso" vuole appunto dire: riconosci in primo luogo quello che sei, e cioè un uomo, per cui un abisso ti separa dal divino! Questa massima, la più conosciuta del pensiero greco, non perse mai il suo valore ed ecco spiegato perché Socrate poté accoglierla come sua (anche se per lui avrà anche un'altra accezione).

Per conoscere noi stessi, la prima condizione è quella di riconoscere le proprie possibilità ed i propri limiti, cioè liberarci dalla vana presunzione di sapere tutto (come sostenevano, ad esempio, i Sofisti). Per arrivare a ciò, Socrate si serviva di un particolare metodo che ha i suoi punti salienti nella ironia e nella maieutica. L'ironia (dissimulazione, finzione) è quell'insieme di domande, interrogativi, provocazioni paradossali di cui Socrate si serviva per distruggere la presunzione di sapere del discepolo, per far quindi sorgere il dubbio sulle proprie conoscenze riconoscendone la fragilità, e per impegnare successivamente il discepolo nella ricerca della verità libero ormai da pregiudizi e illusioni. Dopo aver distrutto il sapere fittizio del discepolo, Socrate non vuole però che egli si appropri delle teorie eventuali del maestro. Socrate non vuole dare al discepolo una sua dottrina, bensì lo vuole stimolare nella ricerca della sua, personale verità. Questo modo di procedere è la maieutica, l'arte della levatrice, che la madre di Socrate, Fenarete, esercitava. Come la levatrice aiuta le donne a partorire i figli, così Socrate vuole aiutare il discepolo a partorire da solo la verità. La ricerca della verità è, al tempo stesso, la ricerca del vero sapere e del modo migliore di vivere. Infatti l'uomo non può che tendere a scoprire quello che è e quello che deve fare per vivere nel modo migliore. Ma questo vuol dire che colui che conoscesse il bene, dovrebbe agire di conseguenza e vivere secondo virtù. Si tratta soltanto di sapere che cosa è veramente il bene.

Quello che Socrate sostiene è un ideale molto alto, che forse è accessibile soltanto a pochi. Tuttavia la sua è una vera e propria svolta rispetto ai Sofisti. Se infatti in precedenza alla domanda "che cos'è la virtù", si era risposto nei modo più diversi: è il coraggio, è la giustizia, è la forza, oppure non esiste, ora, con Socrate, si vuole conoscere qual è l'elemento universale, il Bene, che fa del coraggio, della giustizia, della forza altrettanti beni. A questo problema, come sappiamo, Socrate non giunse a rispondere. E' celeberrima la sua affermazione a riguardo: io so di non sapere! (cfr. Apologia, 21-23 c). Eppure tutto ciò non lo porterà né verso lo scetticismo né verso il nichilismo. In primo luogo perché egli aveva una fede assoluta nel significato di una azione condotta in conformità a ciò che si ritiene sia il bene: si ricordi che Socrate ha suggellato questo insegnamento con la sua morte. In secondo luogo, egli era convinto che l'uomo deve impegnarsi a fondo nella conoscenza, anche se non potrà raggiungere un sapere perfetto. E' questo il mezzo migliore per raggiungere la felicità, giacché "una vita senza ricerca non è vita umana" (Apologia, 38 a).


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Carlo SFORZA (1872-1952)

a cura del dr. Nicholas M. Scott

Il Conte Carlo Sforza, precursore per eccellenza dell’idea di un Europa unita, può essere definito a ragione il fautore della politica europeista ed internazionale italiana del primo dopoguerra (1946-1952). Anni cruciali per il nostro Paese.

Ministro degli Esteri tra il ’47 ed il ’52 per i governi De Gasperi, fu protagonista, di concerto e con l’impulso di quest’ultimo, di importanti ratifiche di accordi e trattati internazionali, nonché di svolte epocali per la nostra – allora, appena nata – Repubblica. Mazziniano e Repubblicano di formazione, nonché successivamente deciso antifascista, Sforza risultò presto essere l’anima della politica atlantica, occidentale ed europeista di De Gasperi.

La storia e la vita non solo politica di Sforza vanno divise in tre periodi.

Il primo riguarda i suoi inizi. Laureatosi in Giurisprudenza, ricoprì presto numerose cariche di responsabilità all’estero: Consigliere prima a Madrid poi a Londra, Ministro in Cina (1911-15), Alto Commissario a Costantinopoli, fino ad arrivare alla carica di Ministro degli Esteri nel gabinetto di Giolitti nel 1920. E’ in questi anni (1920/21) che, in qualità di Ministro degli Esteri, firma il Trattato di Rapallo grazie al quale Italia e Jugoslavia porranno fine al contenzioso per l’Istria (e all’avventura dannunziana), dichiarando Fiume città libera.

Il secondo periodo è caratterizzato dal suo lungo esilio. Deciso antifascista, per alcuni anni dovette sopportare le minacce e gli attentati (la sua casa a Forte dei Marmi fu bruciata dagli squadristi nel ‘26) di chi lo riteneva un pericolo per i delicati equilibri politici del regime fascista. Nel 1927 lascia l’Italia con la sua famiglia. E non vi farà ritorno per ben sedici anni: sarà soltanto poco dopo la caduta di Mussolini infatti, che rientrerà in patria. Lontano dalla sua terra intrattiene rapporti “politici” e di cordiale amicizia con molti intellettuali europei e statunitensi, creandosi una rete di rapporti forti, duraturi e di fiducia reciproca. La stima e gli appoggi esteri che si saprà conquistare in questi anni saranno di notevole peso per il suo futuro di uomo politico. Legandosi e confrontandosi con figure di spicco del panorama intellettuale internazionale (fra gli altri, Croce, Sturzo, Salvemini, Bissolati in Italia, ma anche Wickham Steed (in quegli anni direttore del Times), Lord Davies, Thomas Mann, Sumner Welles, Adolph Berle all’estero). Al suo rientro avrà modo di metterle a frutto, tanto da essere considerato dalla maggioranza dei politici di allora, il più alto esperto di diplomazia internazionale di cui potesse godere l’Italia.

L’ultimo capitolo della vita di Sforza è certamente il più importante, sia da un punto di vista politico che storico. Eletto presidente della Consulta Nazionale nel ‘45, fu membro dell’Assemblea Costituente l’anno successivo, dando un contributo fondamentale alla nascita della Costituzione e della Repubblica italiana. Tra il 1947 ed il 1952 è protagonista attivo di mutamenti radicali sia per l’Italia che per l’Europa. Fra i suoi meriti politici ve ne sono alcuni di vitale importanza, che decideranno gli orientamenti e gli indirizzi politici “definitivi” dell’Italia in ambito europeo ed internazionale. Sforza infatti, diede il via ad una serie di processi storico-politici grazie ai quali l’Italia ancora oggi ne trae beneficio. I valori in cui credeva Carlo Sforza erano semplici: Repubblica e democrazia da una parte, Europa come fulcro e futuro modello di cooperazione, dall’altra. Testimoni ne sono alcuni atti politici significativi da lui voluti e portati a compimento con determinazione.

L’adesione al Piano Marshall, o European Recovery Program promosso dagli Stati Uniti che favoriva ed incentivava la ricostruzione degli Stati europei sconvolti dalla guerra: grazie al ERP nacque l’OECE, oggi OCSE. L’appoggio al cd. Patto Atlantico e alla istituzione della NATO nel 1949. Nello stesso anno partecipò (in qualità di firmatario rappresentante per l’Italia e successivamente eletto Presidente del Comitato dei Ministri) alla nascita del Consiglio d’Europa. Quest’organo ha tuttora lo scopo di favorire una più stretta collaborazione tra gli Stati membri al fine di salvaguardare gli ideali politici e di libertà che costituiscono un comune patrimonio di civiltà e democrazia. Fra gli accordi più importanti fino ad oggi promossi dal Consiglio va segnalata la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (entrambe fortemente volute e sottoscritte a Strasburgo nel ‘50 dallo stesso Sforza). E’ da sottolineare come queste ultime hanno oggi un ruolo fondamentale all’interno degli Stati aderenti in quanto entrambe (le norme della prima e le sentenze della seconda) giuridicamente vincolanti. Infine, l’adesione al Piano Schuman nel 1950. Voluto dallo stesso primo ministro francese con la complicità di Jean Monnet, Adenauer, De Gasperi e Sforza, diede vita l’anno successivo alla CECA: il primo vero passo verso una collaborazione europea non più soltanto politica ma anche economica. La CECA, o il Trattato istitutivo della Comunità Europea del carbone e dell’acciaio (al quale aderirono l’Italia, la Francia, la Germania, il Belgio, il Lussemburgo e l’Olanda: i cd. Stati Fondatori) aprì la strada ad un’ulteriore svolta per l’economia degli Stati membri: la CEE. Sforza fu anche convinto sostenitore della CED (Comunità europea di difesa), progetto di cui si parla anche oggi, ma che non ha ancora trovato una sua giusta definizione.

Se l’Italia e l’Europa sono così come le conosciamo oggi, grande parte del merito va senza dubbio a figure uniche come quella di Carlo Sforza. Figure che hanno posto le basi per i principi della democrazia, della civiltà e dell’Europa unita.


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Paul-Henri SPAAK (1899 - 1972)

E' stato un politico belga, europeista convinto come Alcide De Gasperi, Carlo Sforza, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet, ed è stato uno dei principali artefici del Mercato Europeo Comune. Appartenente a una famiglia di uomini politici e figlio della prima donna belga eletta al Parlamento, Spaak era una socialista democratico dinamico ed attivo.

Paul-Henri Spaak nasce a Schaerbeek, vicino a Bruxelles, e a 15 anni, mentendo sulla sua età, riuscì ad arruolarsi nell'esercito belga durante la prima guerra mondiale e in seguito trascorse due anni in Germania come prigioniero di guerra. Una volta terminata la guerra e conclusi gli studi iniziò una brillante carriera politica che lo porterà a diventare deputato nel 1932, poi nominato Ministro degli Esteri nel 1936 e nel 1939 Primo Ministro: era il primo ed il più giovane capo del governo socialista della storia belga.

Durante la seconda guerra mondiale, in qualità di Ministro degli Esteri, cercò invano di mantenere la neutralità belga, si oppose poi alla capitolazione del Belgio e durante l'occupazione nazista riparò a Londra dove riprese il posto di Ministro degli Esteri nel governo in esilio. Primo ministro nel 1946 e nel 1947-49, Spaak si oppone vigorosamente - assieme a comunisti e liberali - al ritorno in Belgio di re Leopoldo III.

Nel '41 è uno dei promotori dell'Unione doganale con i Paesi Bassi e il Lussemburgo, che porterà, nel 1944, alla nascita del Benelux. E' anche uno dei maggiori artefici e promotori della cooperazione internazionale finalizzata al mantenimento della pace: presidente della prima sessione dell'ONU (1946) e dell'assemblea consultiva del Consiglio d'Europa (1949-51), che opera a favore dei diritti dell'uomo. Spaak, svolge assieme a De Gasperi, Schuman e Adenauer un ruolo di primo piano nell'avvio di una politica di integrazione europea. Prende parte alla costituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) il 29 e 30 maggio 1956, nel corso della Conferenza di Venezia dei ministri degli esteri aderenti al progetto di integrazione europea, viene approvato un suo rapporto per l'elaborazione dei trattati che istitutivi del mercato comune europeo e dell'agenzia europea per l'energia nucleare.

In qualità di Ministro degli Esteri, nel 1954, promuove l'entrata del suo paese nella NATO e nel 1956 collabora alla restituzione alla Germania Federale dei territori occupati nel 1949; dal 1957 al 1961 è nominato segretario generale della NATO. Nel 1961 forma un governo di coalizione tra socialisti e cristiano-sociali, dimettendosi però e abbandonando la vita politica nel 1966.

Spaak dette un apporto decisivo alla formulazione del contenuto del trattato di Roma. In occasione della cosiddetta "Conferenza di Messina" nel 1955 i sei governi partecipanti lo nominarono presidente del gruppo di lavoro incaricato della stesura del trattato.

Dal luglio 1966 si è ritirato a vita privata dedicandosi a scrivere le sue memorie. Agnes e Catherine, due attrici, sono sue nipoti, figlie del fratello Charles noto sceneggiatore. Spaak muore a Bruxelles nel 1972 a 73 anni.


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Altiero SPINELLI (1907 - 1986)

Altiero Spinelli è stato un uomo di grande statura morale e un grande politico. Giovanissimo, ha sviluppato una chiara visione del futuro e per essa ha combattuto tutta la vita. E' considerato uno dei padri fondatori dell'Europa insieme a Jean MONNET e Robert SCHUMAN.

Nato a Roma nel 1907, Spinelli fu iniziato alle questioni politiche dal padre, socialista convinto; aderì molto presto alla gioventù comunista e partecipò alla lotta clandestina contro il fascismo. Arrestato nel 1927, fu incarcerato per 10 anni e poi inviato al confino per altri 6 anni sull''isola di Ventotene, dove scrisse, insieme ad Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann (sua futura moglie) nel ’41 il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene, il documento che mette le basi del Movimento Federalista Europeo.

Dopo la caduta di Mussolini, Spinelli ritornò libero e potè partire per Milano, dove creò nel 1943 il Movimento Federalista Europeo (MFE), di cui divenne segretario generale fino al 1962. Fu delegato generale dell'Unione Europea dei federalisti (UEF), a cui il MFE aderì nel 1946, fondò a Roma l'Istituto di Affari Internazionali e partecipò ai congressi di Montreux e di La Haye. Spinelli giocò un ruolo determinante nella genesi del progetto di Comunità europea di difesa (CED), proponendo che l'Assemblea comune della CED ricevesse un mandato costituente. Dopo il rifiuto della Francia di ratificare il progetto nel 1954, contribuì a rilanciare il processo di costruzione europea. Nel discorso che pronunciò nel 1957 al Congresso del popolo europeo a Torino, Spinelli mise in discussione la legittimità del concetto di Stato-Nazione. A differenza di molti suoi predecessori, difensori del federalismo, Spinelli fu un pragmatico. Secondo lui l'Europa non poteva realizzarsi che a due condizioni: da una parte che gli Stati rinunciassero ad una parte della loro sovranità nazionale e dall'altra che il popolo europeo partecipasse alla definizione di una costituzione che fissasse le responsabilità e la forma di una nuova unione fra gli Stati.

Negli anni '60 Spinelli uscì dal Partito Comunista Italiano (nelle cui file militava dal 1924) e divenne consigliere di Pietro Nenni. I rapporti col PCI si rinsaldarono alla metà degli anni '70, tanto che Spinelli venne eletto in più elezioni nelle liste del PCI, sedendo alla Camera dei Deputati dal 1976 al 1983 e al Parlamento Europeo dal 1976 al 1986. Sul piano della politica europea, Spinelli lasciò il MFE alla fine degli anni 60. Per allora fu nominato membro della Commissione delle Comunità europee nel 1970; si occupò del settore della politica industriale e della ricerca a partire dal 1976. Tuttavia fu come rappresentante del Parlamento Europeo, che la battaglia di Altiero Spinelli si concretizzerà e segnerà definitivamente la storia della costruzione europea.

È grazie alle sue pressioni e quelle di un ristretto gruppo di parlamentari di Strasburgo che il Parlamento europeo incaricò una nuova commissione di elaborare una riforma istituzionale della Comunità. La commissione, presieduta da Spinelli, produsse così il trattato dell’Unione che venne poi adottato il 14 febbraio 1984 dal Parlamento europeo con 237 voti favorevoli e 31 contrari. Il trattato rinforzò il ruolo del Parlamento Europeo perché questo viene dotato di un potere di spesa e legislativo, in determinati campi, e deve approvare il programma politico della Commissione europea. Inoltre il trattato introduce due nuovi concetti: la sussidiarietà e la conciliazione, in seno al processo decisionale, delle strategie concorrenti di cooperazione intergovernativa e d'integrazione comunitaria. Nonostante il fatto che il Consiglio delle Comunità non abbia successivamente dato seguito a questo progetto, quest'ultimo fornirà una solida base per il rilancio europeo della seconda metà degli anni 80, che sfocerà nella creazione dell'Unione Europea col Trattato di Maastricht del 1992.

Nel suo discorso al Parlamento europeo il 14 febbraio, Spinelli disse: "Giunto alla fine di un capitolo e all'inizio di un nuovo capitolo che probabilmente sarà portato a termine da altri, e riflettendo sul lavoro che ho cercato di fare qui, devo dire che, se le idee contenute in questo testo e nella risoluzione non fossero esistite nella mente della grande maggioranza di questo Parlamento, non sarei mai riuscito a mettervele. Mi sono limitato ad esercitare, come Socrate, l'arte della maieutica. Sono stato l'ostetrica che ha aiutato il Parlamento a dare alla luce questo bambino. Adesso bisogna farlo vivere".


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